Caso studio: formazione sul tema violenza e molestie

In un recente progetto (azienda industriale italiana, popolazione mista) abbiamo impostato un corso di aggiornamento con un’idea semplice: meno teoria, più criteri decidibili e azioni replicabili.
Contattaci

Caso studio: formazione sul tema violenza e molestie

l

VIOLENZA E MOLESTIE

Una realtà industriale italiana ha voluto trasformare un tema sensibile, violenza e molestie sul lavoro, in competenze operative quotidiane: definizioni chiare, segnali precoci, gestione dell’escalation e comportamenti coerenti, con un percorso breve e pratico per aumentare prevenzione e sicurezza psicologica.

Il caso aziendale

 In sintesi

  • Problema: tema percepito come “delicato” e difficile da gestire in modo uniforme, tra ambiguità relazionali, rischio escalation e timori nel segnalare.
  • Intervento: corso di aggiornamento con casi guidati, esercitazioni e toolkit pratici (de-escalation, ascolto attivo, assertività).
  • Impatto: linguaggio comune, criteri più condivisi su “cosa è accettabile”, maggiore prontezza nel riconoscere segnali e nell’attivare canali/ruoli corretti (con limiti dichiarati sulle metriche).

IL CONTESTO E LA RICHIESTA

Contesto

Cliente: azienda industriale italiana con popolazione mista (ruoli operativi e impiegatizi) e dinamiche relazionali tipiche di contesti a pressione produttiva: urgenze, interdipendenze, frizioni tra funzioni, possibili comportamenti “normalizzati” (battute, apprezzamenti, stile comunicativo aggressivo).
Vincoli dichiarati: tema ad alta sensibilità (privacy e reputazione), necessità di approccio concreto, poco tempo disponibile, bisogno di evitare moralismi o “lezioni teoriche”.

Trigger

Il progetto nasce dall’esigenza di rendere più espliciti e gestibili i comportamenti a rischio (dai conflitti quotidiani fino a molestie/violenza), allineando le persone a definizioni e comportamenti coerenti con le migliori prassi internazionali, a partire dalla Convenzione ILO 190.

Obiettivi

  1. Allineare i partecipanti a definizioni e confini pratici: distinguere violenza/molestie “non di genere”, molestie di genere e molestie sessuali, usando esempi.
  2. Aumentare la capacità di riconoscere segnali precoci e leggere le fasi di escalation relazionale.
  3. Fornire un set di azioni replicabili: ascolto attivo, assertività, de-escalation verbale, e attivazione dei canali aziendali/ruoli corretti quando serve.

Approccio e governance

Impostazione “enterprise-grade”, ma leggera:

  • Sponsor interni tipici: HSE e HR (con coinvolgimento di responsabili di linea).
  • Regole d’aula: casi e discussioni gestiti in modo da non esporre persone o episodi identificabili; esempi trattati come scenari.
  • Privacy: contenuti e discussione centrati su comportamenti e criteri, non su “chi ha fatto cosa”.

L'INTERVENTO

Cosa abbiamo fatto

  1. Cornice comune: definizioni di violenza/molestie e violenza/molestie di genere (ILO 190) e chiarimento dei confini tra corteggiamento lecito e molestia (consenso, contesto, pressione/abuso di potere).
  2. Esercitazione “categorie”: classificazione di situazioni tipiche (esclusione, umiliazione pubblica, assegnazione dequalificante, messaggi insistenti, ecc.) per rendere i concetti “decidibili”, non astratti. 
  3. Esercitazione sugli apprezzamenti estetici: trasformazione di un’area grigia in una griglia operativa (contesto, confidenza, natura del commento, modalità, reazione dell’altro, assenza di secondi fini). 
  4. Modello di escalation: riconoscere fasi e segnali (verbali, non verbali, comportamentali) e cosa fare prima che diventi “troppo tardi”. 
  5. Toolkit di de-escalation verbale: autocontrollo, presenza fisica, conversazione (con indicazioni anche su cosa non fare). 
  6. Conflitto tra colleghi: uso combinato di ascolto attivo e assertività per uscire dalla logica “chi ha iniziato” e riportare la relazione su binari gestibili. 
  7. Verifica di apprendimento: questionario finale per consolidare definizioni e comportamenti chiave. 

        I RISULTATI

        Risultati ed evidenze

        Evidenze disponibili nei materiali:

        • Standardizzazione del linguaggio (definizioni + casi): le persone riescono a discutere episodi e “zone grigie” usando criteri condivisi, non opinioni.
        • Consolidamento tramite verifica: test finale di apprendimento su concetti chiave (definizioni, segnali, de-escalation, conseguenze).

        Limiti: L’impatto nell’immediato è documentabile soprattutto come output formativo e strumenti trasferibili, più che come effetto organizzativo misurato.

        Cosa ha reso possibile il risultato

        • Taglio operativo: scenari, esercitazioni e “cosa fare domani mattina”.
        • Riduzione delle ambiguità: in particolare su apprezzamenti estetici e battute, che spesso diventano terreno di conflitto o normalizzazione.
        • Approccio non colpevolizzante: focus su comportamenti, segnali e procedure.

        Criticità

        • Tema sensibile: il rischio è che le persone restino sul piano ideologico (“non si può più dire niente”). Il compromesso è stato lavorare su criteri pratici (contesto, consenso, ruolo, pressione, reazione dell’altro).
        • Zone grigie e interpretazioni: per questo si è usata una didattica a scenari e una classificazione guidata, invece di definizioni “solo giuridiche”.
        • Tempo limitato: priorità a strumenti essenziali (segnali, escalation, de-escalation, canali/ruoli), rimandando eventuali approfondimenti a moduli successivi.

        Sostenibilità e scaling

        Per far restare in piedi il risultato oltre l’aula, la logica suggerita (replicabile) è:

        • Integrare la scheda “de-escalation” e la griglia “apprezzamenti” nei momenti di onboarding, briefing e formazione capi.
        • Usare il questionario finale come micro-check periodico (refresh) o come pre-test/post-test in edizioni future.
        • Collegare esplicitamente comportamenti e canali: chi fa cosa (ruolo di linea, HR, HSE, eventuali canali di segnalazione).

        TAKEAWAY REPLICABILI

        Takeaway replicabili

        Tre azioni che puoi applicare subito

        1. Trasforma le “zone grigie” in criteri: contesto, consenso, ruolo, pressione, reazione dell’altro.
        2. Allena il riconoscimento precoce: segnali verbali e non verbali e lettura dell’escalation.
        3. Rendi la de-escalation una competenza diffusa: 5 mosse essenziali e 3 cose da non fare.

        Violenza e Molestie: siamo pronti? Fai il test con la Checklist di Cesvor

        Formazione, Benessere organizzativo, Ergonomia

        VALUTAZIONE DEI RISCHI DA VIOLENZA NEI LUOGHI DI LAVORO