Un rischio diverso

16/02/2010

Un rischio diverso: che cosa intendiamo, facciamo chiarezza su alcuni principi

Quanto segue è l'adattamento di un materiale comparso sul libro Bisio C., "Psicologia per la sicurezza sul lavoro. Rischio, benessere e ricerca del significato" per la casa editrice Giunti-OS di Firenze, 2009. Tutti i diritti sono riservati. È fatto divieto di riproduzione con ogni mezzo del materiale che segue.

La valutazione del rischio psicosociale

Che cosa si può intendere per valutazione del rischio psicosociale

Nel senso più preciso del termine, significa valutare se nell'organizzazione esistano condizioni che facilitino e favoriscano il proliferare di stress, mobbing ed altri tipi di disagio e quale sia la capacità delle persone e dell'organizzazione di farvi fronte.

Il rischio psicosociale è il potenziale che le caratteristiche della situazione sociale ed organizzativa hanno di produrre una diminuzione, o di impedire l'aumento, del benessere, della salute e dell'incolumità delle persone.

Valutare il rischio psicosociale non significa verificare in un'organizzazione quanto le persone siano soggette a stress o quanto il fenomeno del mobbing sia esteso.

Il concetto di rischio infatti è collegato a quello di probabilità di un evento negativo e ad una quantificazione del potenziale danno.

Il danno non viene inteso nel seguito come la lesione o il danno alla salute - che può sicuramente derivare dall'esposizione nel tempo a tali fattori di rischio - , ma la condizione stessa di disagio da stress o da mobbing.

In altre parole non si considera il danno l'insieme dei sintomi o dei disagi provenienti dall'esposizione a fattori di rischio psicosociale, bensì l'esistenza stessa di questi fattori di esposizione. Ciò è coerente con la valutazione delle altre categorie di rischio.

Questa scelta ha anche diversi altri motivi:

- la salute, come descritta dall'Organizzazione mondiale della sanità "non è semplicemente l'assenza di malattia, ma lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale" (World Health Organization, 1946); l'esistenza di disagi psicosociali significativi è già di per sé un danno per il benessere mentale e sociale;

- altre fonti autorevoli (es. Hofman, Tetrick, 2003) ritengono che un'organizzazione in salute abbia caratteristiche tali da migliorare il benessere delle persone che vi appartengono.

È illuminante a tal fine considerare un'analogia fra danno da infortunio e danno da esposizione a rischio psicosociale.

Per quanto riguarda un infortunio, il danno consiste nella lesione, ma il rischio viene valutato sulle condizioni di lavoro alle quali una lesione può prodursi; non è detto che il danno venga ad esistere, in quanto il concetto di rischio è probabilistico.

Analogamente, per i rischi di natura psicosociale, occorre concentrare l'attenzione sulla situazione nella quale possono prodursi le situazioni lesive di disagio; le situazioni di malessere soggettivo da stress e mobbing sono già di per sé un danno secondo la definizione di salute data dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle altre fonti sopra citate.

Come si vede, l'analogia con il fenomeno infortunistico ci porta a considerare, ai fini della valutazione e della prevenzione, la situazione sociale in cui esistono gli antecedenti del disagio psicosociale.

Naturalmente non si trascura l'importanza di valutare quanto è esteso il danno già in essere, ma chi valuterebbe il rischio meccanico o elettrico in un'azienda sulla base dei dati storici delle lesioni da esso derivanti? La valutazione dei rischi di natura oggettiva deriva dalle constatazioni circa le situazioni antecedenti il rischio.

Il rischio da lavoro e quello esterno all'ambiente lavorativo

La valutazione del rischio psicosociale si interessa quindi delle condizioni sociali ed organizzative alle quali possono svilupparsi i disagi di cui sopra. Si noti che le persone possono essere molto stressate per motivi familiari, oppure per un sommarsi di fattori di stress lavorativo ed extralavorativo.

Rilevare quindi le condizioni di salute dei soggetti interessati non è di norma il modo ottimale per valutare il rischio psicosociale - o almeno non è il modo esclusivo - in quanto in tal modo si ha:

1. non una misura del danno diretto - la diminuzione del benessere - bensì di sue ulteriori conseguenze, che dipendono in larga parte non dal rischio presente nell'organizzazione bensì da caratteristiche individuali e da situazioni contingenti non lavorative cui le persone sono sottoposte;

2. una quantificazione dei danni derivanti da una somma di disagi collegati potenzialmente a situazioni lavorative e non.

Per una valutazione del rischio psicosociale derivante dalle situazioni professionali occorre piuttosto concentrarsi sulle condizioni organizzative, e sui sintomi organizzativi.

La valutazione clinica di singoli casi o di gruppi di lavoratori è se mai un ulteriore processo da effettuare qualora si ritenga di porre in essere azioni di prevenzione terziaria rivolta a ridurre danni conclamati.

Un rischio troppo soggettivo per essere valutato?

Mentre un rischio di tipo oggettivo - ad es. di tipo meccanico - può essere valutato sulla base di situazioni obiettive - ad esempio la presenza di un organo in movimento o le caratteristiche fisiche di un ambiente -, il rischio psicosociale deve ricorrere ad altre categorie di analisi; infatti è importante la percezione soggettiva che le persone hanno della situazione.

Questo non significa che il rischio psicosociale non sia un rischio valutabile oppure che sia un rischio valutabile in modo solo soggettivo. Occorre fare ricorso anche all'individuazione di caratteristiche o indicatori oggettivi della situazione sociale e organizzativa in cui le persone lavorano.

Dal momento però che si tratta di rischi che riguardano lo stato soggettivamente sperimentato dalle persone, occorre incrociare tali dati di tipo oggettivo con altri dati prodotti - in forma di colloquio o questionario, ad esempio - dai soggetti interessati.

Soltanto una considerazione congiunta di diversi elementi oggettivi e soggettivo può approdare ad una valutazione fondata del rischio psicosociale.

Valutazione dello stress, del mobbing o di entrambi?

La valutazione del rischio psicosociale può ben difficilmente isolare i rischi di stress separandoli da quelli del mobbing.

Infatti se ben diversi sono i due fenomeni, occorre dire che essi hanno radici spesso in fattori sovrapponibili. I fattori che recano stress sono spesso ad esempio culturali e di clima organizzativo, ma contribuiscono anche alla probabilità di mobbing.

Inoltre in presenza di stress aumenta la probabilità di mobbing a causa di una maggiore frustrazione che può portare ad aggressività reciproca; si aggiunga che in presenza di mobbing lo stress naturalmente cresce a causa di difficoltà relazionali e spesso operative.

In una parola i due fenomeni sono diversi ma spesso collegati, ed hanno radici comuni a tal punto che diventa difficile esprimere una valutazione sul rischio stress separatamente dal rischio mobbing.

Naturalmente possono darsi alcune situazioni in cui i due fenomeni tendono a essere più separabili e altre in cui lo sono meno.