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Cesvor è in grado di realizzare una valutazione del rischio stress nel settore sanitario, prevedendo un approfondimento sul tema della sindrome del burnout, disagio originato dal rischio psicosociale agli operatori delle professioni sanitarie.
Per la sindrome del burnout, Cesvor è in grado di fare una valutazione del rischio ed azioni di riduzione del rischio.
La sindrome del "burnout", che comporta l'esaurimento emozionale e psicofisico dell'individuo, colpisce operatori di settori diversi.
Il termine burnout compare, per la prima volta, negli anni '30, nel gergo sportivo, ad indicare il fenomeno per il quale un atleta, dopo alcuni anni di successi, si esaurisce (si brucia) e non è più in grado di competere agonisticamente.
Dagli anni '70 questo vocabolo entra nella terminologia dell'ambito lavorativo, in particolare con riferimento alle professioni di aiuto (cioè le professioni in cui ci si prende cura degli altri, come ad esempio operatori sanitari, psicologi, insegnanti, poliziotti, ecc.); recentemente, soprattutto a seguito di alcune importanti evidenze scientifiche, si è iniziando a parlare di burnout anche per altri tipi di professione.
Il termine burnout con questo significato è stato introdotto per la prima volta ad indicare una malattia professionale degli operatori d'aiuto; oggi il suo campo d'indagine si è molto esteso ed è diventato una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale.
Quando si parla di burnout si parla di una sindrome, ovvero di una costellazione di sintomi e di segni.
Essa si distingue dallo stress, che può, eventualmente, essere una concausa del burnout; non sempre quando c'è stress c'è burnout; si distingue anche da altri disturbi come le nevrosi, in quanto esso è dovuto al ruolo lavorativo e non alla personalità.
I sintomi caratteristici del burnout sono i seguenti:
- affaticamento fisico ed emotivo;
- atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali;
- sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative professionali;
- perdita della capacità di controllo rispetto alla propria attività professionale, conseguente riduzione del senso critico ed errata attribuzione di valenza alla sfera lavorativa.
La sindrome del burnout è inoltre caratterizzata da:
- particolari stati d'animo (ansia, irritabilità, esaurimento fisico, panico, agitazione, senso di colpa, atteggiamenti negativi, ridotta autostima, empatia e capacità d'ascolto);
- somatizzazioni (emicrania, sudorazioni, insonnia, disturbi gastrointestinali, ecc.);
- reazioni comportamentali (assenze o ritardi frequenti, distacco emotivo, ridotta creatività, ecc.).
Vengono riportate alcune definizioni:
- Cherniss (1980): la risposta individuale alla situazione lavorativa vista come stressante e in cui non si dispone di risorse e strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla;
- Maslach (1992): un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente. Possono essere raggruppate in tre componenti:
1. esaurimento emotivo: sentimento di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di un allontanamento emotivo nel rapporto con gli altri;
2. depersonalizzazione: atteggiamento di allontanamento e rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate) nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura;
3. ridotta realizzazione personale: percezione della propria inadeguatezza al lavoro, caduta dell'autostima e sentimento di insuccesso nel proprio lavoro;
- Edelwich e Brodsky (1980): una progressiva perdita di idealismo, energia e scopi, vissuta da operatori sociali, professionali e non, come risultato delle condizioni in cui lavorano.
Uno studio di Santinello et al. (2008) ha preso in esame lo sviluppo del burnout in un gruppo di infermieri professionali attraverso un'analisi longitudinale che ha interessato quattro momenti della carriera - l'ultimo anno della scuola per infermieri, introduzione nel lavoro, dopo un anno e dopo tredici anni dall'introduzione nel ruolo. Lo studio conclude che i momenti più critici per lo sviluppo del burnout, fra quelli presi in considerazione, sono quello dell'entrata nel mondo lavorativo, e dopo tredici anni dall'entrata, ove si rileva un livello più alto di burnout.
È interessante l'accostamento del concetto di burnout con quello di empowerment. Bergnoli, Nicoli e Scatolini (2005) in una ricerca in operatori di cooperative sociali rilevano, mettendo in relazione scale di burnout e scale di empowerment, che i soggetti che hanno più fiducia nelle proprie capacità, che ritengono il lavoro più importante ed avvertono maggiormente la possibilità di controllo sulla situazione lavorativa, riportano anche una maggiore realizzazione personale.
Per la valutazione del rischio burnout si possono adottare modalità simili a quelle della valutazione del rischio stress; sono possibili specifiche azioni di prevenzione, attraverso il supporto organizzativo, la formazione, la comunicazione interna.
(dal libro Bisio C., "Psicologia per la sicurezza sul lavoro. Rischio, benessere e ricerca del significato", Giunti Organizzazioni Speciali, 2009; si rimanda alla pubblicazione originale per i riferimenti bibliografici citati)