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M. Fulcheri, A. Lo Iacono, F. Novara, Benessere psicologico e mondo del lavoro. Centro Scientifico Editore, 2008
In questo saggio pubblicato dal Centro Scientifico Editore, le riflessioni fatte riguardano il tema del rapporto individuo e mondo del lavoro. "Se l'uomo al lavoro si ammala è perché il lavoro è malato" L'interesse della psicologia verso il benessere delle persone va costantemente aumentando e così le pubblicazioni che se ne occupano.
Il testo è stato suddiviso in tre parti: nella prima viene affrontato il rapporto tra stress e mondo del lavoro, nella seconda si approfondiscono gli aspetti collegati alla prevenzione e alle terapie antistress, infine, nella terza parte si riflette sull'importanza del clima lavorativo e sulle conseguenze negative dovute principalmente alla "trascuratezza" di molte aziende verso gli aspetti socio relazionali tra i lavoratori (ignorata per non conoscenza manageriale? o studiata a tavolino?).
Il mio suggerimento è però quello di iniziare a leggere la prefazione del libro, a cura di Daniele Novara, in quanto l'autore riesce a inquadrare a livello più ampio e con un'ottica psicosociale i problemi collegati all'attuale realtà lavorativa e sociale che è tra le più complesse e "fluide" (si pensi al serio nodo della globalizzazione che, interessando principalmente gli aspetti economici e che raramente porta le aziende ad affrontare i temi dello stress lavorativo in quanto si preferisce "spostare" le attività in Paesi del mondo nei quali è molto più facile raggiungere ottimi guadagni proprio perché le situazioni di bisogno e povertà dei lavoratori, portano a "chiudere un occhio" su temi quali l'inquinamento, il rischio per la sicurezza sia ambientale sia individuale, ...).
Il professor Novara, nella sua prefazione parte ricordando un evento storico, il centenario della "Clinica del lavoro" sorta in Italia nel 1902 "... dopo oltre un secolo di sostanziale disinteresse della medicina alle condizioni disumane del lavoro industriale: ambienti, orari e ritmi di lavoro ..." In quei tempi la mortalità lavorativa cresceva in ragione inversa all'agiatezza e dato che ci deve far maggiormente riflettere: "le unioni sindacali (al loro sorgere perseguitate come "associazioni a delinquere") (!!!) perché " ... chiedono riduzioni dell'orario di lavoro, innalzamento dell'età dell'ingresso in fabbrica dei bambini e provvedimenti per l'igiene e la sicurezza".
In seguito le riflessioni si spostano sul modello Tayloristico dell'azienda che scinde radicalmente il lavoro corporeo da quello intellettuale e che nonostante l'intervento di sociologi, fisiologi e psicologi, riesce ad affermarsi. Dopo la seconda guerra mondiale, la psicologia entra ancor più attivamente nelle ricerche inerenti il mondo del lavoro ma "raramente gli psicologi affrontano i principi e i poteri che sono alla radice dei problemi". Tali nodi problematici legati al tema della "umanizzazione del lavoro" vanno aumentando a partire dagli anni Settanta, in quanto il ritorno degli azionisti al potere segna la crisi della rivoluzione manageriale, dando il via a "investimenti speculativi, acquisizioni e fusioni, dismissioni ed esternalizzazioni di attività, appalti e subappalti, delocalizzazioni produttive, licenziamenti e varie forme di lavoro flessibile". Sempre nella premessa si fa riferimento a particolari studi e ricerche che, ad esempio, comparano questi diffusi comportamenti delle corporation a quelli di un personalità psicopatica o che evidenziano la depersonalizzazione di molti luoghi di lavoro e una sempre maggior distanza e disinteresse del top management alla situazione lavorativa dei suoi dipendenti.
Un elenco finale sintetizza i temi salienti che la psicologia del benessere lavorativo dovrà affrontare: "automazione e informatizzazione dei processi di produzione, organizzazione just in time per la produzione e la distribuzione dei prodotti, cadenze accelerate nei centri di chiamata telefonica (call center) con ritmi da catena di montaggio degli anni sessanta, rischio di obsolescenza precoce dei lavoratori, nelle attività sanitarie e scolastiche in particolare prevalenza di parametri quantitativi anziché qualitativi, trasferimenti di tecnologia che ignorano le scoperte dell'antropologia culturale". Tutte queste problematiche vengono riprese all'interno del libro con l'intento di intraprendere la strada che porterà a favorire anche in ambito occupazionale il benessere psicologico.
Credo che il volume, alla stesura del quale hanno collaborato altre 11 persone, tra medici, psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, sia molto utile a tutti coloro che si occupano di stress lavoro correlato: gli spunti di riflessione sono molti e aprono questioni sulle quali sarebbe importante riflettere e confrontarsi tra professionisti che operano per il benessere organizzativo.