Genere e stress lavoro correlato: due opportunità

08/04/2010

Titolo del libro: a cura di Paola Conte, Genere e stress lavoro correlato: due opportunità per il testo unico verso l'elaborazione delle linne guida, Sintagmi, 2009.

Il dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Comitato Pari Opportunità dell'INAIL hanno promosso la pubblicazione di un libro che tratta della sicurezza in un'ottica di genere.

La prevenzione e la protezione sessuata non sono di per sé campi di intervento innovativo: in Italia sono state emanate fin dai primi del 900 norme di tutela delle lavoratici, riferite essenzialmente alla loro funzione riproduttiva (la prima legge in materia risale al 1902). 
Le misure allora adottate non avevano solo uno specifico obiettivo di protezione, ma anche la finalità strumentale di rendere meno vantaggiosa la presenza femminile nel mercato del lavoro. Questo obiettivo indiretto era avallato anche dal consenso delle organizzazioni operaie che vedevano nelle donne dei pericolosi competitor per i lavoratori maschi. Esse, infatti, percepivano salari rimarcabilmente più bassi degli uomini e le maggiori misure di tutela potevano controbilanciare questo vantaggio disincentivandone l'assunzione.
Per questo le misure di tutela non furono accolte favorevolmente da tutte le donne, come dimostra l'aspro confronto tra Anna Maria Mozzoni e Anna Kuliscioff, ospitato alla fine dell'Ottocento nelle pagine dell'Avanti. 
Mozzoni vedeva infatti un concreto pericolo che le norme di tutela producessero l'espulsione della mano d'opera femminile dal mercato del lavoro e che di conseguenza le donne fossero ricacciate "nella casa, come una gallina nel suo pollaio a covare le sue uova nella solitudine e nel silenzio" e che "per l'interesse della specie e della famiglia" si moltiplicassero "i ceppi intorno alle donne".
Kuliscioff contestava tale posizione, sostenendo che le conseguenze disastrose previste dalla "signora Mozzoni" sarebbero state realistiche solo qualora le donne avessero dato alle industrie un contingente trascurabile, ma che il loro numero era così elevato da non rendere praticabile la loro espulsione: "Combattendo per strappare una legge in favore del lavoro delle donne, noi combattiamo ... per conquistare alla lavoratrice italiana quelle condizioni di vita civile ... che per altra via non potrà raggiungere mai...".

Seppur contestualizzata e quindi declinata in modo diverso, la preoccupazione che norme di tutela specifiche per le donne possano diventare un motivo di discriminazione ha continuato a percorrere i dibattiti sulla prevenzione. 
Anche per questo sono preziosi  testi che, come questo, mostrano come la differenza sia essa di genere, età, provenienze geografiche e culturali possa rivelarsi un'opportunità  per tutti i destinatari degli interventi di prevenzione.
Il libro parla di differenza di genere: in tema di sicurezza - e non solo - è importante superare quella che nell'articolo del libro da lei firmato, Samantha Gamberini chiama la "cecità culturalmente costruita" che "spesso non ci consente un'analisi realmente neutra delle situazioni sulle quali desideriamo intervenire, e azioni positive rischiano di non avere gli impatti sperati e a volte di essere addirittura controproducenti. Chi si occupa di tematiche legate al genere, ha spesso potuto constatare quanto la neutralità, nell'attuale condizione, non sia un costrutto, ma un sinonimo di maschile".
Il testo, però allude implicitamente a tutte le altre differenze: le persone sono comunque tutte diverse tra loro e hanno diritto di essere riconosciute e tutelate nelle loro specificità. In questo senso, il concetto di "diversità di genere" diventa un concetto pervasivo che attraversa tutti i target di destinatari e implica uno specifico approccio di analisi e di valutazione di impatto. Nelle misure di prevenzione, nella valutazione dei rischi e nelle misure di bonifica non sono ammesse le applicabili riduttive e le generalizzazioni, ma, al contrario, è necessario uno sguardo attento al riconoscimento dell'individualità.

Il libro è interessante anche per la scelta di delimitare il campo di osservazione: evita di spaziare sul completo ambito della prevenzione, che sarebbe talmente vasto da risultare inevitabilmente generico e focalizza l'attenzione sullo specifico problema dei rischi psicosociali e stress lavoro-correlati.
I contributi che compongono il testo sono dovuti a molteplici autrici e autori e sono stati scelti e coordinati dalla sociologa Paola Conti, che ha individuato con acume l'importanza di potersi avvalere di interlocuzioni molteplici e non esclusivamente femminili.
La possibilità di guardare da angolature costitutivamente diverse, con occhi di uomini e di donne, permette di cogliere una complessità che altrimenti sfuggirebbe.
È proprio la differenza di angolature - di genere e di competenze professionali - che rende completo e prezioso l'articolo con cui di Attilio Pagano (psicologo) e Giusi Vignola (ingegnere) illustrano le coordinate di una valutazione dei rischi non neutra. Nel loro articolo il vero valore aggiunto è dato dalla capacità di sintesi che deriva dal confronto e dall'integrazione.

Riconoscere la diversità è necessario per attuare le norme di prevenzione e sicurezza. Ma non solo. Esclusivamente se impareremo a valorizzare le differenze non episodicamente e non forzatamente  potremo - e cito di nuovo Gamberini - "non essere felici solo a metà".


(recensione di Renata Borgato)